Filarmonica Castiglionese

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Castiglione d'Adda

 

Uno sguardo al passato...

Un po' di storia 

Attualmente le informazioni più esaurienti ed attendibili si possono trarre dal volume edito dalla Parrocchia, cui attingiamo per gentile concessione. Il nome del paese non vede d’accordo gli storici: potrebbe derivare da Casal Lupano, da castrum legionis (c’era un accampamento romano) o da Castrum Stiliconis (vi ha dimorato il generale Stilicone).

Le caratteristiche del territorio con il lago Girondo sicuramente attirarono l’attenzione di molti potenti fino a quando fu edificato lo storico castello. Proprio nel castello risederà l’amministratore inviato dal Vescovo di Lodi nel Medioevo.

Castiglione d'Adda - Via Roma nel 1952

Via Roma nel 1952

Nel 1154 l’imperatore Federico Barbarossa si accampò in Castiglione. Seguono varie vicissitudini storiche come la guerra di Lodi e Milano, ed il paese diventa d’importanza strategica anche per la presenza del monastero dei Benedettini e dell’ospedale S. Alberto. Nel 1295 è occupato da Matteo Visconti cui seguono nel 1314 i Guelfi. Nel 1320 Gian Galeazzo Visconti saccheggia la borgata quindi il feudo passa dalla proprietà del Vescovo a quella dei Vistarini e poi ai Visconti. Nel 1416 viene occupato dalle truppe veneziane. Seguono altre scorrerie di vari eserciti.

Nel 1533 attraversa il paese Carlo V imperatore di Spagna. Nel 1706 arriva anche il Principe Eugenio di Savoia e nel 1733 Carlo Emanuele re di Spagna. Tocca ai francesi con Napoleone Bonaparte nel maggio 1769. Nel secolo seguente arrivano i Piemontesi. Ci sono anche contatti verbali tra il parroco Mons. Novasconi e Giuseppe Garibaldi durante un suo viaggio a Cremona.

 

Il resto è storia attuale, con le due guerre mondiali ed i loro caduti. Attualmente, alla data del 30 aprile 1996, ha una popolazione di 4619 abitanti, divisi in 2297 femmine e 2322 maschi. I nuclei familiari sono 1787 e la tendenza è verso l’incremento. Da centro prettamente agricolo, dopo il fenomeno del pendolarismo verso Milano, ha subito una profonda trasformazione dovuta all’insediamento di numerose aziende che hanno consentito occupazione e minori disagi. Un passato glorioso che vede collocarsi la Filarmonica, seguita dalla Corale, subito dopo la Parrocchia e il Comune nelle presenze all’interno della comunità.

Castiglione d'Adda - Via Garibaldi (1956)

Via Garibaldi nel 1956

 

Un'occhiata a Castiglione d'Adda...

Galleria Fotografica

 

 

Veduta aerea della Chiesa Parrocchiale

Veduta aerea della Chiesa Parrocchiale

 

Il Castello

Il Castello

 

Trittico del Piazza C., Chiesa dell'Incoronata (1902)

Trittico del Piazza C., Chiesa dell'Incoronata (1902)

 

Chiesa Parrocchiale B.V. Maria Assunta

Chiesa Parrocchiale B.V. Maria Assunta

 

Guarda dove siamo...

La piantina di Castiglione d'Adda

 

 

La piantina di Castiglione d'Adda

Clicca sulla piantina per ingrandirla.

 

E per chi non fosse della zona...

La piantina della Provincia di Lodi

 

La piantina della Provincia di Lodi

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Per chi volesse conoscere (e anche sentire) i vecchi nomi delle vie e dei quartieri di Castiglione, ecco un simpatico articolo scritto da Don Francesco Pavesi e pubblicato sul n.13 di "Comunità in cammino" del 13 agosto 2000. Cliccate sulle parole in dialetto e potrete ascoltarne la pronuncia in Castiglionese..

Ricordi di vita Castiglionese,  patrimonio da non dimenticare

 Toponomastica popolare

"Se io dicessi a un ragazzo: “aspettami al Baghin”, quello mi guarderebbe trasognato e penserebbe a una burlata. I nostri ragazzi non conoscono i vecchi nomi delle vie e delle varie contrade del nostro paese. Cerchiamo di ricordarle incominciando proprio dal Baghin. E’ questa la zona prospiciente l’attuale supermercato. Passava di lì una roggia col suo Guad attrezzato perché le donne potessero lavare i panni. Dalla parte opposta abbiamo il Sanadöl, ora ricordato dalla via Sanadolo: sulla strada che porta a Camairàgo c’era una casa rifugio per pellegrini (xenodoquium). Procedendo verso il centro abbia­mo la Cuntrada di frà, l’attuale via Dante: in fondo alla via c’era un convento, ma di monache, le Cappuccine. non di frati. Poi le due vie Manzoni e Fanfulla dette Quarter perché durante la dominazione spagnola c’era il quartiere militare. Ecco la via Mazzini detta Vermarsa ufficialmente Valmarcia: al termine della via c’erano le marcite per dare erba anche d’inverno. Ancora al termine della via c’era la Resega una segheria alimentata ad acqua proveniente dalle rogge Taliana e Bodina. Di fronte alla via Mazzini, la via Alfieri detta Fupassa. da foppa o fosso che scorreva lungo la via, era interrotto di fronte alla parrocchia e continuava a cascata a fianco della scalinata. La via Perla, unica via che portava alla chiesa, aveva un nome ora educatamente indicibile. La via XX Settembre Burgunëu, ufficialmente Contrada Borgonuovo. Vi si erano inserite le Cappuccine, ma erano sempre disturbate e insultate dagli abitanti per cui passarono in via Dante.

In Contrada Borgonuovo è visibile il grande parco il Baro che un tempo dava frutta e verdura a tutto il paese. Passiamo a via Principe Amedeo Cuntrada la Pesa per il fatto che la pesa pub­blica si trovava davanti al vecchio palazzo comunale. Detto palazzo era la sede della Confraternita laicale della SS. Annunziata; i confratelli erano 102 ed abitavano nel caseggiato ora ristrutturato e nelle case die­tro la chiesa in via P. Amedeo. La chiesa è stata costruita e ricostruita più grande dai confratelli. La loro sede dopo l’unità d’Italia passò al civile e divenne sede del comune. La via Cavallotti le Füsine, le fucine, perché vi erano numerosi fabbri per ferrare i cavalli. Da notare che dalla chiesa dell’Annunziata par­tiva un tunnel sotterraneo che arrivava al castello e serviva per la sicurezza dei confratelli in momenti di pericolo; è stato distrutto alla fine degli anni venti quando si è realizzata la prima fognatura del paese. Nel corridoio della chiesa c’è ancora la saracinesca. Via Cavour Canton: poche case in un angolo del paese (angolo in dialetto “canton”). Al termine c’è il Vicinale del Gorgo El Gurgu: una zona vicina all’Adda morta; nei momenti di piena l’acqua sprizzava e gorgogliava. L’estremo lembo del paese col Castello e le due vallate a fianco: su a bas da Bianchi, su a bas de Naval. Pare che in quella zona ci fosse il lago Gerondo. Passiamo all’altra parte del paese, el puss de Piassa è l’inizio di via Umberto 1o; davanti all’attuale negozio di elettrodo­mestici c’era un pozzo per tutti gli abitanti di quella zona

Scendendo si va a bas del puss de Piassa e troviamo El Brulett il broletto che era l’antica sede del comune medioevale. Vengono poi le Canett attuali vie Fermi, Marconi, Galilei. Era un acquitrino che si cercava di prosciugare con la coltivazione delle canne. Ricordiamo poi quel complesso di vie e viette che costituiscono el Milanin. Si è iniziato a costruire negli anni venti, c’è stato il crollo di un edificio, fortunatamente senza vittime, che ha causato il crollo della Amministrazione Comunale di quel tempo.

Infine l’ultima via sorta in paese: strada növa cioè via Novasconi.

E’ stata aperta quando è arrivata a Castiglione la sta­tua dell’Assunta.

L’ unica via per la chiesa era la via Perla: il carro costruito appositamente non ci passava, allora in fretta si sono adattati alcuni orti ed è sorta la nuova via che in seguito è stata chiamata Novasconi. Teniamo fermo che il nostro paese si chiama Castion da “Castrum Legionis”: era una fortezza militare. In paese c’erano diverse cooperative: di falegnami, di fabbri, di muratori; famosa era la cooperativa dei solini artisti nel lastricare le strade con ciottoli; le nostre vie prima dell’asfalto erano tutte lastricate in ciottoli. Anche a Lodi il cortile del Vescovado, la piazza del mercato e la piazza san Francesco sono state lastricate dai nostri solini.

E ora per terminare alcune vecchie espressioni dialettali: mestè cremasc, lavori inutili e dannosi; vo a vend i scuin vado a confessarmi; la Madona d’aust, la sagra dell’Assunta; la süpa buida, una zuppa di pane e vino; el canestron, il maggiolino; va a cüntagla al prevost de Marianel (A Beria) non raccontare storie. E allora se non mi trovi al Baghin, vieni sui Rës: via delle Rose." 

Don Francesco Pavesi

 

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